Bucci in Prefettura rilancia il controllo degli affitti irregolari e la delocalizzazione della movida alla Darsena
Il Sindaco intende allargare il perimetro dei presidi fissi messi in atto dalla Polizia locale. Effettuati solo in quella zona hanno determinato lo spostamento degli spacciatori alla Maddalena e in Sottoripa, come denunciano i residenti di quelle zone. Bucci ha anche anticipato che chiederà al nuovo governo più uomini per le forze di Polizia

La riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza era stata convocata dal prefetto Renato Franceschelli dopo l’omicidio di Javier Alfredo Miranda Romero in vico Mele. Bucci ha ben chiaro che quello è un caso a parte, che non ha nulla a che fare né con lo spaccio, né con la criminalità che agisce in centro storico. Quella sera, in vico Mele, come testimoniano le immagini delle telecamere stradali, non c’era nemmeno il non inusuale capannello di persone, per lo più straniere, che frequentano la zona facendo baccano. A scatenare la furia omicida dell’artigiano Evaristo Scalco è stato il semplice passaggio dei due peruviani (Javier Miranda Romero e un amico) che secondo l’uomo che ha scoccato la freccia avrebbero orinato contro il cancello del palazzo e avrebbero fatto baccano litigando tra di loro. Sarebbe potuto succedere ovunque.

Delocalizzazione movida, missione difficile
Altra cosa sono lo spaccio e i reati predatori, altra ancora è la movida che crea problemi di vivibilità nella zona est del centro storico. Bucci ha dichiarato da tempo di voler delocalizzare la movida come hanno fatto tante città per tentare di alleggerire il rischio, una tra tutte Lisbona che ha chiuso anticipatamente i locali del Bairro Alto concentrandone di nuovi nell’area dei Docas, sul Tago. A differenza da Lisbona (dove i docas, dotati di ampissimi parcheggi, sono separati dalle case di civile abitazioni da due larghe avenidas alberate, dalla linea ferroviaria e da un’ampia area con mix di attività artigianali, sociali e culturali) a Genova, l’area destinata sarebbe vicinissima alle case di via Gramsci, proprio sotto le nuove case costruite solo in darsena e, inoltre, divisa dalla palazzata del centro storico solo dalla strada che se venisse invasa dai “movidari” diventerebbe fonte di pericolo per la sicurezza stradale. Spesso, per fare controlli, viene chiuso il controviale per evitare che qualcuno si butti in strada perché in passato sono avvenuti incidenti di questo tipo. Si vocifera dell’ipotesi cancelli, ma è noto che i cittadini del centro storico hanno lottato per evitare la chiusura di quelli del vicino Porto Antico e certo non accetterebbero nuove palizzate. Inoltre, negli anni qualche evento musicale nell’area della vecchia darsena c’è stato e in quelle occasioni i cittadini si erano lamentati per il rumore. Tra l’altro, in zona ci sono diversi B&B e un albergo a quattro stelle.
C’è da aggiungere che, per delocalizzare la movida ai docas, il Comune di Lisbona ha chiuso anticipatamente i locali del bairro, misura senza la quale la “manovra” non sarebbe riuscita, Il Comune di Genova non intende anticipare la chiusura dei locali della “rive gauche” del centro storico.

Il Piano Caruggi a un bivio
All’incontro in prefettura, Bucci ha ricordato anche i risultati del “bando Caruggi” per l’apertura di saracinesche in precedenza chiuse. Settanta i piccoli imprenditori che ne hanno approfittato. I locali a disposizione sono oltre duecento, quindi ne restano circa 130. Le aperture, inoltre, non portano tutte lo stesso beneficio. La maggior parte di quelle “andate a segno” si trova nella zona est, già recuperata e persino turistica. Troppi sono gli studi di professionisti e le associazioni, che non sono attrattivi come i negozi. Inoltre, non sono arrivate attività che funzionino da “locomotive commerciali”, cioè da attrazione anche per le alte piccole aziende. Le agevolazioni durano cinque anni e alla fine del periodo, se non cambierà ampiamente il “clima”, il rischio è che la maggior parte chiusa, come è successo per le passate ondate di agevolazioni lanciate dalle precedenti giunte. Siamo arrivati a un bivio: o si smette di misurare i risultati in base alle saracinesche aperte puntando bandierine su un’ipotetica mappa, ovunque siano e qualsiasi attività portino, o ci ritroveremo da qualche anno con un pugno di mosche e un enorme capitale pubblico sperperato. Bisogna portare attività di richiamo che trascinino veramente il rilancio, soprattutto nelle zone più difficili e non nel “salotto” del centro storico, oltre via San Lorenzo.
Affitti in nero, case dormitorio e case laboratorio delle false griffe
La Polizia locale del reparto Sicurezza Urbana ha recentemente individuato e smantellato almeno quattro laboratori della contraffazione nel centro storico. Da qualche mese, però, è stata interrotta l’attività di verifica circa la regolarità degli affitti cominciata dall’allora assessore Stefano Garassino e proseguita dal suo successore, Giorgio Viale. Il Sindaco ha annunciato in prefettura che riprenderà.


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.